Descrizione
La Cuba, detta anche Castello o Palazzo della Cuba, è un padiglione di delizie arabo-normanno costruito nel 1180 per il re Guglielmo II, nel quartiere Cuba-Calatafimi di Palermo. Un edificio rettangolare di pietra con alte arcate, nato per godersi il fresco in mezzo all'acqua.
Il nome viene dall'arabo qubba, «cupola». Sorgeva al centro di un grande parco reale, il Genoardo, dal nome arabo che significa «paradiso in terra», parte dei Sollazzi Regi, i palazzi di piacere della corte normanna intorno alla città.
Oggi la Cuba sembra una torre un po' sgraziata, con la grande apertura sul lato nord a un'altezza inspiegabile. C'è una spiegazione: tutto intorno c'era un lago artificiale profondo quasi due metri e mezzo, e la finestra dava sull'acqua.
Il re e la corte venivano qui di giorno per riposarsi al fresco di fontane e giardini di agrumi, e la sera per feste e cerimonie. I muri spessi e le poche finestre tenevano fuori il caldo, mentre le aperture maggiori guardavano i venti freschi del mare.
Dentro, tre ambienti allineati e comunicanti. Al centro restano i resti di una fontana di marmo, tipica delle costruzioni arabe, e i muqarnas, le decorazioni a mezza cupola della sala centrale. Fuori, le arcate ogivali che ornano i muri.
Sul bordo del tetto corre un'iscrizione in arabo in caratteri cufici. Annuncia: «Vedrai l'egregia stanza dell'egregio tra i re di tutta la terra Guglielmo II re cristiano». Un re cristiano celebrato in arabo, segno della tolleranza della corte normanna.
L'iscrizione era dispersa e fu ritrovata nell'Ottocento da Michele Amari, il massimo studioso della Sicilia araba e normanna, scavando ai piedi dell'edificio. Un frammento è esposto in una sala laterale.
Poi il lago fu prosciugato e sulle rive furono costruiti padiglioni, usati come lazzaretto dalla peste del 1576 al 1621. Il palazzo fu anche alloggio di mercenari borgognoni. Il restauro, che portò in luce le strutture del Duecento, cominciò negli anni Ottanta.
La Cuba arrivò lontano nella letteratura: Boccaccio ci ambientò la sesta novella della quinta giornata del Decameron, l'amore tra Gian di Procida e Restituta, una ragazza di Ischia rapita per essere donata al re di Sicilia.
Il nome viene dall'arabo qubba, «cupola». Sorgeva al centro di un grande parco reale, il Genoardo, dal nome arabo che significa «paradiso in terra», parte dei Sollazzi Regi, i palazzi di piacere della corte normanna intorno alla città.
Oggi la Cuba sembra una torre un po' sgraziata, con la grande apertura sul lato nord a un'altezza inspiegabile. C'è una spiegazione: tutto intorno c'era un lago artificiale profondo quasi due metri e mezzo, e la finestra dava sull'acqua.
Il re e la corte venivano qui di giorno per riposarsi al fresco di fontane e giardini di agrumi, e la sera per feste e cerimonie. I muri spessi e le poche finestre tenevano fuori il caldo, mentre le aperture maggiori guardavano i venti freschi del mare.
Dentro, tre ambienti allineati e comunicanti. Al centro restano i resti di una fontana di marmo, tipica delle costruzioni arabe, e i muqarnas, le decorazioni a mezza cupola della sala centrale. Fuori, le arcate ogivali che ornano i muri.
Sul bordo del tetto corre un'iscrizione in arabo in caratteri cufici. Annuncia: «Vedrai l'egregia stanza dell'egregio tra i re di tutta la terra Guglielmo II re cristiano». Un re cristiano celebrato in arabo, segno della tolleranza della corte normanna.
L'iscrizione era dispersa e fu ritrovata nell'Ottocento da Michele Amari, il massimo studioso della Sicilia araba e normanna, scavando ai piedi dell'edificio. Un frammento è esposto in una sala laterale.
Poi il lago fu prosciugato e sulle rive furono costruiti padiglioni, usati come lazzaretto dalla peste del 1576 al 1621. Il palazzo fu anche alloggio di mercenari borgognoni. Il restauro, che portò in luce le strutture del Duecento, cominciò negli anni Ottanta.
La Cuba arrivò lontano nella letteratura: Boccaccio ci ambientò la sesta novella della quinta giornata del Decameron, l'amore tra Gian di Procida e Restituta, una ragazza di Ischia rapita per essere donata al re di Sicilia.