Descrizione
La basilica di San Francesco d'Assisi è una delle grandi chiese gotiche di Palermo, nella Kalsa, non lontano da corso Vittorio Emanuele. Dal 1924 ha il titolo di basilica minore, e tra le sue sedici cappelle si legge l'arte siciliana dal Trecento al Settecento.
La facciata è del Trecento, con tre portali. Quello centrale ha una cornice a zig zag su tre ordini di colonne ed è sormontato dal rosone, ricostruito nel Novecento. Dentro, tre navate a volte e bifore gotiche originali, con il tetto a capriate nella navata centrale.
Il pezzo di maggior fama è la Cappella Mastrantonio, di Francesco Laurana e Pietro de Bonitate (1468-1469): irrompe con le prime forme del Rinascimento siciliano in un ambiente ancora tardo gotico.
Lungo la navata trovi le Virtù francescane, dieci statue in stucco del 1723, considerate tra le opere migliori di Giacomo Serpotta. La Cappella dell'Immacolata è rivestita di marmi policromi seicenteschi e le volte sono decorate da stucchi e affreschi di Pietro Novelli.
Da non perdere anche il Portale di San Ranieri (1503-1505), con otto scene della vita del santo, e l'altorilievo di San Giorgio e il drago di Antonello Gagini, che ricorda la comunità genovese.
Le grandi famiglie e le comunità straniere, genovesi e pisani compresi, facevano a gara per avere qui una cappella. La chiesa ospitò anche sessioni straordinarie del Parlamento di Sicilia, nel 1518 e nel 1531.
La sua storia fu tormentata. I francescani arrivarono a Palermo quando san Francesco era ancora vivo, e furono cacciati dal clero locale. Nel 1239 l'imperatore Federico II, in lite con il papa, fece distruggere il loro convento.
I lavori ripresero nel 1255. Il convento del 1235 aveva usato come campanile una torre diroccata, la Maniace. Il 1943 portò le bombe, che squarciarono navate e absidi: la lunga ricostruzione tolse gli strati ottocenteschi e restituì alla chiesa il suo volto medievale.
La facciata è del Trecento, con tre portali. Quello centrale ha una cornice a zig zag su tre ordini di colonne ed è sormontato dal rosone, ricostruito nel Novecento. Dentro, tre navate a volte e bifore gotiche originali, con il tetto a capriate nella navata centrale.
Il pezzo di maggior fama è la Cappella Mastrantonio, di Francesco Laurana e Pietro de Bonitate (1468-1469): irrompe con le prime forme del Rinascimento siciliano in un ambiente ancora tardo gotico.
Lungo la navata trovi le Virtù francescane, dieci statue in stucco del 1723, considerate tra le opere migliori di Giacomo Serpotta. La Cappella dell'Immacolata è rivestita di marmi policromi seicenteschi e le volte sono decorate da stucchi e affreschi di Pietro Novelli.
Da non perdere anche il Portale di San Ranieri (1503-1505), con otto scene della vita del santo, e l'altorilievo di San Giorgio e il drago di Antonello Gagini, che ricorda la comunità genovese.
Le grandi famiglie e le comunità straniere, genovesi e pisani compresi, facevano a gara per avere qui una cappella. La chiesa ospitò anche sessioni straordinarie del Parlamento di Sicilia, nel 1518 e nel 1531.
La sua storia fu tormentata. I francescani arrivarono a Palermo quando san Francesco era ancora vivo, e furono cacciati dal clero locale. Nel 1239 l'imperatore Federico II, in lite con il papa, fece distruggere il loro convento.
I lavori ripresero nel 1255. Il convento del 1235 aveva usato come campanile una torre diroccata, la Maniace. Il 1943 portò le bombe, che squarciarono navate e absidi: la lunga ricostruzione tolse gli strati ottocenteschi e restituì alla chiesa il suo volto medievale.