Descrizione
La Chiesa di Santa Maria dello Spasimo, nel cuore della Kalsa, è una grande chiesa gotica senza tetto: archi altissimi e, al posto della volta, il cielo. Non fu mai finita, ed è proprio questo a renderla uno dei luoghi più suggestivi di Palermo.
Dentro, la prima cosa da vedere è la navata a cielo aperto, con le slanciate arcate a sesto acuto e le ampie cappelle laterali. Il disegno unisce il gotico fiorito delle finestre, un grande arco ribassato e, sul lato nord, una piccola cupola rossa di gusto arabo-normanno.
Sotto le arcate, tra l'erba e il pavimento sconnesso dal tempo, si cammina in uno spazio che oggi ospita concerti e spettacoli. Accanto alla chiesa, gli edifici dell'antico convento e dell'ex ospedale ospitano il Museo del Jazz e la scuola del Brass Group.
Fu il giurista Jacopo de Basilicò a volerla, e nel 1509 iniziarono i lavori, affidati ai monaci olivetani. Il nome viene dallo «spasimo» della Madonna davanti a Cristo che cade sotto la croce, e da un quadro di Raffaello.
Per la cappella di famiglia, Basilicò aveva commissionato a Raffaello l'Andata al Calvario, presto famosa come Spasimo di Sicilia. Vasari la chiamò «opera maravigliosa». Nel 1661, con la complicità del viceré, fu ceduta al re di Spagna: è al Prado.
La chiesa, intanto, era finita dentro le nuove mura contro i Turchi, e i monaci se n'erano andati. Nel 1582 vi si recitò l'Aminta di Tasso, quasi il primo teatro pubblico della città; con la peste del 1624 divenne lazzaretto.
Poi fu granaio e magazzino. A metà Settecento crollò la volta della navata centrale, che non fu più ricostruita. Dal 1886 al 1985 il complesso fu ospedale, e nel dopoguerra il sito finì ridotto a discarica.
Il rudere è tornato alla città il 25 luglio 1995, con un concerto di Giovanni Sollima intitolato proprio «Spasimo». Da allora sotto le sue arcate si ascoltano musica e teatro.
Dentro, la prima cosa da vedere è la navata a cielo aperto, con le slanciate arcate a sesto acuto e le ampie cappelle laterali. Il disegno unisce il gotico fiorito delle finestre, un grande arco ribassato e, sul lato nord, una piccola cupola rossa di gusto arabo-normanno.
Sotto le arcate, tra l'erba e il pavimento sconnesso dal tempo, si cammina in uno spazio che oggi ospita concerti e spettacoli. Accanto alla chiesa, gli edifici dell'antico convento e dell'ex ospedale ospitano il Museo del Jazz e la scuola del Brass Group.
Fu il giurista Jacopo de Basilicò a volerla, e nel 1509 iniziarono i lavori, affidati ai monaci olivetani. Il nome viene dallo «spasimo» della Madonna davanti a Cristo che cade sotto la croce, e da un quadro di Raffaello.
Per la cappella di famiglia, Basilicò aveva commissionato a Raffaello l'Andata al Calvario, presto famosa come Spasimo di Sicilia. Vasari la chiamò «opera maravigliosa». Nel 1661, con la complicità del viceré, fu ceduta al re di Spagna: è al Prado.
La chiesa, intanto, era finita dentro le nuove mura contro i Turchi, e i monaci se n'erano andati. Nel 1582 vi si recitò l'Aminta di Tasso, quasi il primo teatro pubblico della città; con la peste del 1624 divenne lazzaretto.
Poi fu granaio e magazzino. A metà Settecento crollò la volta della navata centrale, che non fu più ricostruita. Dal 1886 al 1985 il complesso fu ospedale, e nel dopoguerra il sito finì ridotto a discarica.
Il rudere è tornato alla città il 25 luglio 1995, con un concerto di Giovanni Sollima intitolato proprio «Spasimo». Da allora sotto le sue arcate si ascoltano musica e teatro.