Descrizione
La Fontana Pretoria è la grande fontana di piazza Pretoria, nel centro di Palermo, davanti al Palazzo Pretorio: una piramide di vasche, scale e balaustre popolata da statue di divinità, tritoni, ninfe e mostri. I palermitani la chiamano fontana della vergogna, per le statue nude e soprattutto per quanto costò.
La struttura è circolare. Un bacino centrale è circondato da quattro rampe di scale e da una balaustra, e tre vasche una sopra l'altra salgono fino alla cima, dove il Genio di Palermo versa l'acqua. In tutto sono 37 statue, 24 teste di animali e mostri alle pareti e decine di zampilli.
Nei quattro angoli le vasche mostrano i fiumi della città: ognuno è una grande figura distesa su una roccia, con accanto un tritone e una nereide. Intorno corre un cerchio di divinità, erme e figure dall'aria goffa e caricaturale, aggiunte a Palermo da Michelangelo Naccherino.
La fontana nacque a Firenze nel 1554, opera di Francesco Camilliani, per il giardino di don Luigi di Toledo. Giorgio Vasari la definì «una fontana stupenda che non ha eguali a Firenze o forse in Italia». Pieno di debiti, don Luigi la vendette al Senato di Palermo.
Il 26 maggio 1574 arrivò in porto smontata in 644 pezzi. Alcune statue si erano rovinate, altre forse erano rimaste al proprietario. Per fare posto alla fontana si demolirono diverse case. A rimontarla, cambiandola, fu Camillo, il figlio dello scultore, che finì nel 1581.
Il soprannome viene dai costi: le somme pagate e le spese che continuavano a crescere parvero a tutti scandalose. Nel Settecento la fontana era vista come l'immagine della corrotta amministrazione cittadina.
Non tutti l'hanno trattata bene. Nel 1737 si aggiunse una robusta cancellata di ferro per fermare i danni: si dice che i messinesi abbiano rotto il naso a molte figure. I palermitani risposero spezzando due dita al Nettuno di Messina, che da allora fa le corna ai suoi concittadini.
Nel 1998 iniziò un lungo restauro, finito nel 2003. Nel 1973 le Poste italiane le dedicarono un francobollo da 25 lire.
La struttura è circolare. Un bacino centrale è circondato da quattro rampe di scale e da una balaustra, e tre vasche una sopra l'altra salgono fino alla cima, dove il Genio di Palermo versa l'acqua. In tutto sono 37 statue, 24 teste di animali e mostri alle pareti e decine di zampilli.
Nei quattro angoli le vasche mostrano i fiumi della città: ognuno è una grande figura distesa su una roccia, con accanto un tritone e una nereide. Intorno corre un cerchio di divinità, erme e figure dall'aria goffa e caricaturale, aggiunte a Palermo da Michelangelo Naccherino.
La fontana nacque a Firenze nel 1554, opera di Francesco Camilliani, per il giardino di don Luigi di Toledo. Giorgio Vasari la definì «una fontana stupenda che non ha eguali a Firenze o forse in Italia». Pieno di debiti, don Luigi la vendette al Senato di Palermo.
Il 26 maggio 1574 arrivò in porto smontata in 644 pezzi. Alcune statue si erano rovinate, altre forse erano rimaste al proprietario. Per fare posto alla fontana si demolirono diverse case. A rimontarla, cambiandola, fu Camillo, il figlio dello scultore, che finì nel 1581.
Il soprannome viene dai costi: le somme pagate e le spese che continuavano a crescere parvero a tutti scandalose. Nel Settecento la fontana era vista come l'immagine della corrotta amministrazione cittadina.
Non tutti l'hanno trattata bene. Nel 1737 si aggiunse una robusta cancellata di ferro per fermare i danni: si dice che i messinesi abbiano rotto il naso a molte figure. I palermitani risposero spezzando due dita al Nettuno di Messina, che da allora fa le corna ai suoi concittadini.
Nel 1998 iniziò un lungo restauro, finito nel 2003. Nel 1973 le Poste italiane le dedicarono un francobollo da 25 lire.