Descrizione
Il Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino è il museo di Palermo dedicato ai pupi siciliani, ai burattini e alle marionette di tutto il mondo. Più di cinquemila pezzi, fra pupi, ombre, automi e macchine sceniche, raccontano un teatro popolare che è anche patrimonio dell'umanità UNESCO. Nel 2017 ha ricevuto da ICOM Italia il premio «Museo dell'anno».
Il cuore è l'Opera dei pupi, il teatro dei pupi siciliani. Il museo conserva i «mestieri» completi, cioè pupi, teatrini e fondali, di tre scuole: palermitana, catanese e napoletana. È considerata la più vasta e completa collezione di pupi di questi tipi.
Il pupo più antico è Carinda, del 1828, arrivato dal teatro della famiglia Canino: secondo la tradizione di famiglia fu il primo pupo armato costruito da don Liberto Canino. Un'altra sezione accoglie il resto del mondo: il Bunraku giapponese, le ombre del Wayang Kulit indonesiano, il teatro d'ombre cambogiano Sbek Thom.
Ci sono anche marionette a filo birmane e indiane, ombre dalla Cina e dalla Malesia e le marionette acquatiche del Vietnam, concepite per recitare sull'acqua. Dall'Africa vengono le marionette Do del Mali e le maschere Gelede della Nigeria e del Benin.
Altre sale sono dedicate ai contemporanei. Il museo ha prodotto spettacoli con grandi artisti: le scenografie di Renato Guttuso per Foresta-radice-labirinto di Italo Calvino, regia di Roberto Andò, nel 1987; le marionette e le macchine di Tadeusz Kantor; i pupazzi di Enrico Baj.
Il museo nasce da una storia di salvataggio. Negli anni Sessanta i teatri dei pupi chiudevano uno dopo l'altro, e i pupari vendevano, svendevano o regalavano i loro «mestieri». Antonio Pasqualino, chirurgo e antropologo, decise che non sarebbe finita così.
Nel 1965 fondò con altri studiosi l'Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari e, con la moglie Janne Vibaek, cominciò a raccogliere pupi, copioni e arredi. Dieci anni dopo, nel 1975, nacque il museo, con due «mestieri» completi: uno palermitano, della famiglia Canino, e uno catanese, di Natale Meli.
Pasqualino non voleva un deposito di cose morte. Già nel 1975 il museo organizzò una rassegna dell'opera dei pupi, che dal 1985 è il Festival di Morgana, aperto a compagnie di tutto il mondo.
Da non perdere
• Carinda.
• Il teatro delle ombre asiatico.
• Le marionette acquatiche del Vietnam.
• Le scenografie di Guttuso.
Lo sapevi?
• L'Opera dei pupi siciliana fu proclamata Capolavoro dell'umanità nel 2001 e iscritta nel 2008 nella Lista UNESCO.
• Il museo ha una biblioteca e archivi multimediali.
Il cuore è l'Opera dei pupi, il teatro dei pupi siciliani. Il museo conserva i «mestieri» completi, cioè pupi, teatrini e fondali, di tre scuole: palermitana, catanese e napoletana. È considerata la più vasta e completa collezione di pupi di questi tipi.
Il pupo più antico è Carinda, del 1828, arrivato dal teatro della famiglia Canino: secondo la tradizione di famiglia fu il primo pupo armato costruito da don Liberto Canino. Un'altra sezione accoglie il resto del mondo: il Bunraku giapponese, le ombre del Wayang Kulit indonesiano, il teatro d'ombre cambogiano Sbek Thom.
Ci sono anche marionette a filo birmane e indiane, ombre dalla Cina e dalla Malesia e le marionette acquatiche del Vietnam, concepite per recitare sull'acqua. Dall'Africa vengono le marionette Do del Mali e le maschere Gelede della Nigeria e del Benin.
Altre sale sono dedicate ai contemporanei. Il museo ha prodotto spettacoli con grandi artisti: le scenografie di Renato Guttuso per Foresta-radice-labirinto di Italo Calvino, regia di Roberto Andò, nel 1987; le marionette e le macchine di Tadeusz Kantor; i pupazzi di Enrico Baj.
Il museo nasce da una storia di salvataggio. Negli anni Sessanta i teatri dei pupi chiudevano uno dopo l'altro, e i pupari vendevano, svendevano o regalavano i loro «mestieri». Antonio Pasqualino, chirurgo e antropologo, decise che non sarebbe finita così.
Nel 1965 fondò con altri studiosi l'Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari e, con la moglie Janne Vibaek, cominciò a raccogliere pupi, copioni e arredi. Dieci anni dopo, nel 1975, nacque il museo, con due «mestieri» completi: uno palermitano, della famiglia Canino, e uno catanese, di Natale Meli.
Pasqualino non voleva un deposito di cose morte. Già nel 1975 il museo organizzò una rassegna dell'opera dei pupi, che dal 1985 è il Festival di Morgana, aperto a compagnie di tutto il mondo.
Da non perdere
• Carinda.
• Il teatro delle ombre asiatico.
• Le marionette acquatiche del Vietnam.
• Le scenografie di Guttuso.
Lo sapevi?
• L'Opera dei pupi siciliana fu proclamata Capolavoro dell'umanità nel 2001 e iscritta nel 2008 nella Lista UNESCO.
• Il museo ha una biblioteca e archivi multimediali.