Descrizione
Palazzo Mirto è una casa-museo della Kalsa, la vecchia cittadella araba di Palermo: il palazzo dei Filangeri, principi di Mirto, arredato con mobili, lampadari e dipinti dal Seicento all'Ottocento. Mostra come viveva l'aristocrazia palermitana.
Per quattro secoli fu la dimora palermitana dei Filangeri, e poi dei Lanza Filangieri. Le strutture più antiche sono del Duecento, ma dopo il Cinquecento il palazzo fu trasformato più volte, fino alle forme attuali.
I discendenti vi abitarono senza interruzioni fino al 1982, quando l'ultima erede, Maria Concetta Lanza Filangieri di Mirto, lo donò alla Regione Siciliana. Così volle per testamento il fratello Stefano, che aveva immaginato fin dall'inizio un museo.
Il percorso sale per lo scalone d'onore in marmo rosso fino al piano nobile. Gli arredi sono ricchi: lampadari di vetro di Murano, pannelli laccati d'oro dalla Cina, orologi, porcellane e arazzi.
Il Salone del Baldacchino, il cuore del palazzo, fu affrescato da Elia Interguglielmi nel 1795 con la Gloria del principe virtuoso. Tra le allegorie, una giovane donna stringe un ramo di mirto, pianta sacra ad Afrodite e simbolo della casata.
C'è il fumoir alla cinese, con il pavimento di cuoio, il salottino delle Dame e un altro con un passaggio segreto. Nel Salone degli Arazzi, il mito di Amore e Psiche dipinto da Giuseppe Velasco.
La Sala del Salvator Rosa è affrescata con episodi dell'Orlando Furioso di Ariosto. Tra gli strumenti musicali ci sono un organo a cilindro, un pianoforte viennese del 1820 e altri due pianoforti. Gli ambienti di rappresentanza si aprono su una terrazza con un ninfeo rocaille e un giardino dipinto in trompe-l'œil.
Al piano terra, oltre alle scuderie, alle rimesse per le carrozze e alle cucine, ci sono perfino le carceri. I Filangeri si dicevano discendenti di un leggendario cavaliere normanno, Angerio, che sarebbe arrivato in Italia con Tancredi d'Altavilla.
Per quattro secoli fu la dimora palermitana dei Filangeri, e poi dei Lanza Filangieri. Le strutture più antiche sono del Duecento, ma dopo il Cinquecento il palazzo fu trasformato più volte, fino alle forme attuali.
I discendenti vi abitarono senza interruzioni fino al 1982, quando l'ultima erede, Maria Concetta Lanza Filangieri di Mirto, lo donò alla Regione Siciliana. Così volle per testamento il fratello Stefano, che aveva immaginato fin dall'inizio un museo.
Il percorso sale per lo scalone d'onore in marmo rosso fino al piano nobile. Gli arredi sono ricchi: lampadari di vetro di Murano, pannelli laccati d'oro dalla Cina, orologi, porcellane e arazzi.
Il Salone del Baldacchino, il cuore del palazzo, fu affrescato da Elia Interguglielmi nel 1795 con la Gloria del principe virtuoso. Tra le allegorie, una giovane donna stringe un ramo di mirto, pianta sacra ad Afrodite e simbolo della casata.
C'è il fumoir alla cinese, con il pavimento di cuoio, il salottino delle Dame e un altro con un passaggio segreto. Nel Salone degli Arazzi, il mito di Amore e Psiche dipinto da Giuseppe Velasco.
La Sala del Salvator Rosa è affrescata con episodi dell'Orlando Furioso di Ariosto. Tra gli strumenti musicali ci sono un organo a cilindro, un pianoforte viennese del 1820 e altri due pianoforti. Gli ambienti di rappresentanza si aprono su una terrazza con un ninfeo rocaille e un giardino dipinto in trompe-l'œil.
Al piano terra, oltre alle scuderie, alle rimesse per le carrozze e alle cucine, ci sono perfino le carceri. I Filangeri si dicevano discendenti di un leggendario cavaliere normanno, Angerio, che sarebbe arrivato in Italia con Tancredi d'Altavilla.