Descrizione
Il Palazzo Valguarnera-Gangi è un palazzo nobiliare settecentesco di Palermo, vicino a piazza Sant'Anna e alla Galleria d'Arte Moderna. Occupa ottomila metri quadri ed è considerato uno dei vertici del rococò italiano, arrivato quasi intatto fino a oggi.
È famoso anche per il cinema: qui fu girata la scena del ballo del Gattopardo di Luchino Visconti, uno dei momenti più celebri del film del 1963. Il regista usò oltre diecimila candele.
Il palazzo nacque dalla volontà del principe Pietro Valguarnera, che con il matrimonio con la nipote Marianna riunì due patrimoni. Il progetto fu fondere diverse dimore della città in un'unica reggia, e i lavori durarono dal 1757 al 1792.
Il genio del cantiere fu l'architetto trapanese Andrea Gigante, a cui si devono lo scalone monumentale con le statue di Ignazio Marabitti e la galleria traforata di ispirazione bibienesca.
La stanza simbolo è il Salone Giallo, la sala da ballo rivestita di seta gialla. La volta traforata fu pensata per far giocare la luce dei lampadari di Murano: quello centrale ha 102 bracci. Il soffitto fu dipinto da Gaspare Serenario con il «Trionfo delle virtù necessarie al principe».
La Galleria degli Specchi ha quattro grandi specchiere in oro zecchino e un doppio soffitto di legno traforato, da cui si intravede l'affresco più in alto. Nel Salone d'onore la volta porta la «Gloria del principe virtuoso» di Elia Interguglielmi, finita nel 1792.
Il palazzo ha anche un giardino pensile sul lato di piazza Sant'Anna, e in basso c'era un piccolissimo teatro. Lo stile delle sale ricorda Versailles e la Reggia di Caserta.
Nel 1820 la principessa Giovanna Valguarnera sposò Giuseppe Mantegna, principe di Gangi, che rinnovò il palazzo in gusto neoclassico Luigi XVI. Nel 1907 vi si tenne il pranzo in onore di Edoardo VII d'Inghilterra e della regina Alessandra.
Il palazzo appartiene ancora ai discendenti dei costruttori, e questo spiega come mai si sia conservato così bene.
È famoso anche per il cinema: qui fu girata la scena del ballo del Gattopardo di Luchino Visconti, uno dei momenti più celebri del film del 1963. Il regista usò oltre diecimila candele.
Il palazzo nacque dalla volontà del principe Pietro Valguarnera, che con il matrimonio con la nipote Marianna riunì due patrimoni. Il progetto fu fondere diverse dimore della città in un'unica reggia, e i lavori durarono dal 1757 al 1792.
Il genio del cantiere fu l'architetto trapanese Andrea Gigante, a cui si devono lo scalone monumentale con le statue di Ignazio Marabitti e la galleria traforata di ispirazione bibienesca.
La stanza simbolo è il Salone Giallo, la sala da ballo rivestita di seta gialla. La volta traforata fu pensata per far giocare la luce dei lampadari di Murano: quello centrale ha 102 bracci. Il soffitto fu dipinto da Gaspare Serenario con il «Trionfo delle virtù necessarie al principe».
La Galleria degli Specchi ha quattro grandi specchiere in oro zecchino e un doppio soffitto di legno traforato, da cui si intravede l'affresco più in alto. Nel Salone d'onore la volta porta la «Gloria del principe virtuoso» di Elia Interguglielmi, finita nel 1792.
Il palazzo ha anche un giardino pensile sul lato di piazza Sant'Anna, e in basso c'era un piccolissimo teatro. Lo stile delle sale ricorda Versailles e la Reggia di Caserta.
Nel 1820 la principessa Giovanna Valguarnera sposò Giuseppe Mantegna, principe di Gangi, che rinnovò il palazzo in gusto neoclassico Luigi XVI. Nel 1907 vi si tenne il pranzo in onore di Edoardo VII d'Inghilterra e della regina Alessandra.
Il palazzo appartiene ancora ai discendenti dei costruttori, e questo spiega come mai si sia conservato così bene.