Descrizione
La Porta dei Greci è una delle antiche porte di Palermo, in piazza Kalsa, nel cuore del quartiere, di fronte al Foro Italico. Una volta apriva la città verso il porto. Oggi è incorporata in un palazzo, ma si riconosce ancora dal lato del mare.
Dal lato del mare la porta mostra le bugne a rilievo, che creano chiaroscuri forti, e le colonne con i capitelli. Sull'architrave corrono festoni di fiori e frutta, con figure umane sdraiate. Il lato interno è quasi privo di decorazioni.
In origine c'erano anche un'iscrizione e un'aquila armata, simbolo della città, andate perdute. L'intradosso era affrescato con immagini sacre da Giovanni Fernandez da Navarra, detto il Navarretto.
La porta ha un secondo nome, Porta d'Africa, o Porta Vega. Nel 1550 il viceré Giovanni de Vega rientrò dalla Tunisia, dove aveva combattuto il corsaro Dragut, ed entrò in trionfo da qui.
Come bottino di guerra portò a Palermo le porte di ferro della città conquistata, Mahdia: furono montate nel 1556. In contrapposizione a Porta Nuova, che esaltava la conquista di Tunisi, questa celebrava l'impresa di Mahdia.
Il progetto della ricostruzione, a metà Cinquecento, fu dell'ingegnere del Regno Pedro Prado. Il Senato invitò il poeta Antonio Veneziano a celebrare l'impresa in versi, ma l'iscrizione non esiste più.
La storia della porta è più lunga. Nel 1316 resistette, insieme a Porta Termini, agli assalti dell'esercito di re Roberto d'Angiò nelle guerre del Vespro, e nel 1325 vi si combatté di nuovo.
Il nome viene dalla vicina chiesa di San Nicolò dei Greci e, secondo alcuni studiosi, dai mercanti orientali, balcanici e albanesi, che abitavano la piazza vicina al porto.
Nel 1754 e nel 1783 furono demoliti i due bastioni ai lati, la porta fu spostata verso il mare e, intorno al 1840, vi fu costruito sopra il Palazzo Forcella De Seta, che l'ha inglobata.
Dal lato del mare la porta mostra le bugne a rilievo, che creano chiaroscuri forti, e le colonne con i capitelli. Sull'architrave corrono festoni di fiori e frutta, con figure umane sdraiate. Il lato interno è quasi privo di decorazioni.
In origine c'erano anche un'iscrizione e un'aquila armata, simbolo della città, andate perdute. L'intradosso era affrescato con immagini sacre da Giovanni Fernandez da Navarra, detto il Navarretto.
La porta ha un secondo nome, Porta d'Africa, o Porta Vega. Nel 1550 il viceré Giovanni de Vega rientrò dalla Tunisia, dove aveva combattuto il corsaro Dragut, ed entrò in trionfo da qui.
Come bottino di guerra portò a Palermo le porte di ferro della città conquistata, Mahdia: furono montate nel 1556. In contrapposizione a Porta Nuova, che esaltava la conquista di Tunisi, questa celebrava l'impresa di Mahdia.
Il progetto della ricostruzione, a metà Cinquecento, fu dell'ingegnere del Regno Pedro Prado. Il Senato invitò il poeta Antonio Veneziano a celebrare l'impresa in versi, ma l'iscrizione non esiste più.
La storia della porta è più lunga. Nel 1316 resistette, insieme a Porta Termini, agli assalti dell'esercito di re Roberto d'Angiò nelle guerre del Vespro, e nel 1325 vi si combatté di nuovo.
Il nome viene dalla vicina chiesa di San Nicolò dei Greci e, secondo alcuni studiosi, dai mercanti orientali, balcanici e albanesi, che abitavano la piazza vicina al porto.
Nel 1754 e nel 1783 furono demoliti i due bastioni ai lati, la porta fu spostata verso il mare e, intorno al 1840, vi fu costruito sopra il Palazzo Forcella De Seta, che l'ha inglobata.