Descrizione
Via Roma è una lunga strada rettilinea di Palermo, che unisce la Stazione Centrale al Teatro Politeama tagliando in due il centro storico. Fu aperta tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento ed è la grande arteria «moderna» della città, con palazzi eclettici e Liberty.
Lungo la via si incontrano il Palazzo delle Poste, il Teatro Biondo, il Palazzo del Banco di Sicilia e Palazzo Moncada di Paternò. Passa anche per piazza San Domenico, dove si affaccia la chiesa omonima, il pantheon dei siciliani illustri.
Il carattere della via sono le facciate: edifici alti, di banche e uffici ma anche palazzi privati, in stile eclettico o Liberty. Erano più alti delle basse case intorno e nascondevano la miseria dei quartieri attraversati: una strada celebrativa più che pratica.
Dopo l'Unità la città voleva diventare moderna, come la Parigi del barone Haussmann. Serviva un grande viale dritto dalla nuova Stazione Centrale verso la città nuova e il porto. Il piano di Felice Giarrusso, del 1894, lo tracciò attraverso la città vecchia.
Per farlo si abbatterono palazzi nobiliari, chiese, conventi e interi quartieri popolari, tra cui la Conceria. Quando le demolizioni arrivarono alla zona della Vucciria misero a nudo una miseria che la borghesia dell'epoca non voleva vedere.
Nel 1906, subito dopo la demolizione del giardino dell'Olivella, i lavori furono spostati di alcuni metri verso il mare, all'altezza del convento dei gesuiti, e il rettilineo perfetto non fu più tale. Scoppiò lo scandalo.
Giarrusso si dimise, arrivarono migliaia di proteste e due commissioni d'inchiesta: la prima presieduta dallo stesso sindaco, la seconda nominata dal governo nel 1908, che si limitò a distribuire rimproveri. Il percorso fu poi completato a tratti, fino all'ingresso monumentale di piazza Giulio Cesare davanti alla stazione.
Oltre piazza Luigi Sturzo il prolungamento ideale della via è noto ai palermitani come Via Roma Nuova.
Lungo la via si incontrano il Palazzo delle Poste, il Teatro Biondo, il Palazzo del Banco di Sicilia e Palazzo Moncada di Paternò. Passa anche per piazza San Domenico, dove si affaccia la chiesa omonima, il pantheon dei siciliani illustri.
Il carattere della via sono le facciate: edifici alti, di banche e uffici ma anche palazzi privati, in stile eclettico o Liberty. Erano più alti delle basse case intorno e nascondevano la miseria dei quartieri attraversati: una strada celebrativa più che pratica.
Dopo l'Unità la città voleva diventare moderna, come la Parigi del barone Haussmann. Serviva un grande viale dritto dalla nuova Stazione Centrale verso la città nuova e il porto. Il piano di Felice Giarrusso, del 1894, lo tracciò attraverso la città vecchia.
Per farlo si abbatterono palazzi nobiliari, chiese, conventi e interi quartieri popolari, tra cui la Conceria. Quando le demolizioni arrivarono alla zona della Vucciria misero a nudo una miseria che la borghesia dell'epoca non voleva vedere.
Nel 1906, subito dopo la demolizione del giardino dell'Olivella, i lavori furono spostati di alcuni metri verso il mare, all'altezza del convento dei gesuiti, e il rettilineo perfetto non fu più tale. Scoppiò lo scandalo.
Giarrusso si dimise, arrivarono migliaia di proteste e due commissioni d'inchiesta: la prima presieduta dallo stesso sindaco, la seconda nominata dal governo nel 1908, che si limitò a distribuire rimproveri. Il percorso fu poi completato a tratti, fino all'ingresso monumentale di piazza Giulio Cesare davanti alla stazione.
Oltre piazza Luigi Sturzo il prolungamento ideale della via è noto ai palermitani come Via Roma Nuova.