Descrizione
Il Museo d'Arte Islamica di Palermo raccoglie oggetti d'arte islamica della Sicilia e dell'area mediterranea, prodotti tra il IX e il XII secolo. Ha sede nella Zisa, il palazzo arabo-normanno a ovest del centro storico, aperto come museo dal 1991.
Il luogo vale quanto la collezione. La Zisa (dall'arabo al-ʿAzīza, «la splendida») fu costruita dal 1165 come residenza estiva dei re normanni, nel parco reale del Genoardo, il «paradiso della terra». I lavori furono finiti da Guglielmo II, e nel 2015 è entrata nel patrimonio UNESCO.
Il palazzo è un capolavoro di ingegneria dell'aria: era rivolto verso il mare per prendere le brezze, che passavano sopra una grande peschiera e venivano rinfrescate. La Sala della Fontana, con nicchie a nido d'ape e un mosaico dorato, ha l'acqua che scivola fino alla peschiera.
Il museo espone oggetti del periodo arabo (IX-XI secolo), ma la maggior parte è dell'epoca normanna, quando l'influenza islamica in Sicilia era ancora forte. Vengono da vari paesi del Mediterraneo.
Tra i pezzi da non perdere ci sono gli utensili in ottone, oro e argento, incisi e spesso ornati con fili d'oro e d'argento. Poi le musciarabie, paraventi di legno a grata fatti di tanti rocchetti incastrati a formare disegni raffinati.
Ma l'oggetto che racconta di più è una lapide del 1149, che ripete la stessa iscrizione cristiana in quattro lingue: ebraico, latino, greco bizantino e arabo. È il ritratto della Palermo multietnica del Medioevo.
Anche la Zisa ha una storia movimentata. Nel Seicento le fu aggiunto un piano e tolte le scale originali; nel 1971 crollarono alcune parti dell'ala destra. Il restauro, guidato da Giuseppe Caronia, durò circa vent'anni e finì nel 1991.
Un'iscrizione in caratteri cufici corre ancora sul muretto d'attico del palazzo: nel tardo Medioevo, quando la Zisa fu trasformata in fortezza, fu tagliata a intervalli regolari per ricavarne i merli.
Il luogo vale quanto la collezione. La Zisa (dall'arabo al-ʿAzīza, «la splendida») fu costruita dal 1165 come residenza estiva dei re normanni, nel parco reale del Genoardo, il «paradiso della terra». I lavori furono finiti da Guglielmo II, e nel 2015 è entrata nel patrimonio UNESCO.
Il palazzo è un capolavoro di ingegneria dell'aria: era rivolto verso il mare per prendere le brezze, che passavano sopra una grande peschiera e venivano rinfrescate. La Sala della Fontana, con nicchie a nido d'ape e un mosaico dorato, ha l'acqua che scivola fino alla peschiera.
Il museo espone oggetti del periodo arabo (IX-XI secolo), ma la maggior parte è dell'epoca normanna, quando l'influenza islamica in Sicilia era ancora forte. Vengono da vari paesi del Mediterraneo.
Tra i pezzi da non perdere ci sono gli utensili in ottone, oro e argento, incisi e spesso ornati con fili d'oro e d'argento. Poi le musciarabie, paraventi di legno a grata fatti di tanti rocchetti incastrati a formare disegni raffinati.
Ma l'oggetto che racconta di più è una lapide del 1149, che ripete la stessa iscrizione cristiana in quattro lingue: ebraico, latino, greco bizantino e arabo. È il ritratto della Palermo multietnica del Medioevo.
Anche la Zisa ha una storia movimentata. Nel Seicento le fu aggiunto un piano e tolte le scale originali; nel 1971 crollarono alcune parti dell'ala destra. Il restauro, guidato da Giuseppe Caronia, durò circa vent'anni e finì nel 1991.
Un'iscrizione in caratteri cufici corre ancora sul muretto d'attico del palazzo: nel tardo Medioevo, quando la Zisa fu trasformata in fortezza, fu tagliata a intervalli regolari per ricavarne i merli.