Descrizione
L'Oratorio del Rosario di Santa Cita è una piccola sala di preghiera di Palermo, accanto alla chiesa di Santa Cita, e conserva uno dei capolavori dello scultore Giacomo Serpotta: una decorazione di stucco bianco che riempie ogni parete. Fuori è modesto, dentro è una festa.
Putti che si arrampicano sulle cornici delle finestre, che dormono, piangono, fanno capolino tra le ghirlande o voltano le spalle con aria irriverente. Alcuni stringono le mani intorno alle ginocchia, pensosi. Angeli e putti sembrano giocare tra di loro, con espressioni e pose di una libertà sorprendente.
L'autore è Giacomo Serpotta, che decorò l'aula tra il 1686 e il 1718. La Compagnia del Rosario, fondata nel 1570, voleva celebrare l'aiuto della Madonna ai cristiani nella lotta contro gli «infedeli», e Serpotta la accontentò, a modo suo.
Sulla parete d'ingresso un enorme drappo, retto da una folla gioiosa di putti, mostra la battaglia di Lepanto. Ai lati due giovani emaciati ricordano gli orrori della guerra.
Lungo le pareti, in piccoli teatrini, si leggono i Misteri del Rosario. Quelli gaudiosi stanno a sinistra, quelli dolorosi a destra, quelli gloriosi in fondo. Sull'altare c'è la tela della Madonna del Rosario di Carlo Maratta, del 1695, attorniata da san Domenico, santa Caterina da Siena, santa Rosalia e altri.
Alla fine, nel 1717-18, Serpotta decorò anche la zona dell'altare e aggiunse due statue, Giuditta ed Ester, per esaltare il quadro. Intorno corrono gli scranni dei confratelli, in ebano intarsiato di madreperla. Un restauro ha fatto affiorare sulle pareti alcuni disegni autografi di Serpotta.
Per arrivarci si sale una scalinata fino a un ballatoio maiolicato, su cui si aprono due portali di marmo tardo-rinascimentali. Poi un ampio antioratorio con i ritratti dei superiori della compagnia conduce all'aula. Di fronte all'oratorio c'era il Conservatorio dei fanciulli dispersi, un primo seminario di musica per gli orfani.
Putti che si arrampicano sulle cornici delle finestre, che dormono, piangono, fanno capolino tra le ghirlande o voltano le spalle con aria irriverente. Alcuni stringono le mani intorno alle ginocchia, pensosi. Angeli e putti sembrano giocare tra di loro, con espressioni e pose di una libertà sorprendente.
L'autore è Giacomo Serpotta, che decorò l'aula tra il 1686 e il 1718. La Compagnia del Rosario, fondata nel 1570, voleva celebrare l'aiuto della Madonna ai cristiani nella lotta contro gli «infedeli», e Serpotta la accontentò, a modo suo.
Sulla parete d'ingresso un enorme drappo, retto da una folla gioiosa di putti, mostra la battaglia di Lepanto. Ai lati due giovani emaciati ricordano gli orrori della guerra.
Lungo le pareti, in piccoli teatrini, si leggono i Misteri del Rosario. Quelli gaudiosi stanno a sinistra, quelli dolorosi a destra, quelli gloriosi in fondo. Sull'altare c'è la tela della Madonna del Rosario di Carlo Maratta, del 1695, attorniata da san Domenico, santa Caterina da Siena, santa Rosalia e altri.
Alla fine, nel 1717-18, Serpotta decorò anche la zona dell'altare e aggiunse due statue, Giuditta ed Ester, per esaltare il quadro. Intorno corrono gli scranni dei confratelli, in ebano intarsiato di madreperla. Un restauro ha fatto affiorare sulle pareti alcuni disegni autografi di Serpotta.
Per arrivarci si sale una scalinata fino a un ballatoio maiolicato, su cui si aprono due portali di marmo tardo-rinascimentali. Poi un ampio antioratorio con i ritratti dei superiori della compagnia conduce all'aula. Di fronte all'oratorio c'era il Conservatorio dei fanciulli dispersi, un primo seminario di musica per gli orfani.